Discussion:
separazione conviventi con figlio e casa
(troppo vecchio per rispondere)
a***@yahoo.it
2007-12-05 13:46:16 UTC
Buongiorno a tutti.

Vi racconto brevemente la mia situazione.
Sono una ragazza convivente da 3 anni con il mio compagno nella casa
che abbiamo comprato insieme, abbiamo un figlio di 4 anni e lavoriamo
entrambe.

Ora abbiamo deciso di separarci, o meglio, lui ha deciso di "farmi la
guarra", ma non ne vuole sapere di andarsene finche' non avra' meta'
della sua casa.
Io non ce la faccio piu' e vorrei che ci separassimo quanto prima, ma
se vendiamo casa dove andiamo e io e nostro figlio?
Non mi posso permettere di comparare la casa in cui viviamo, infatti
e'al 90% della banca e la cifra che vuole il mio compagno e' oltre le
mie possibilita' (e forse anche un po' oltre il valore di mercato...).
Stiamo parlando di un normale trilocale di circa 90/100 mq in
provincia, ma con un solo stipendio sapete benissimo che non si
puo'...

Io potrei permettermi qsa di piu' piccolo, e se fossi sola mi
andreabbe anche bene, ma con un figlio ... ma e' possibile che visto
che le esigenze non sono solo le mie ma anche quelle di ns figlio lui
non abbia l'obbligo di contribuire in qualche modo?
A sentire lui il problema non sussiste, ns figlio puo' anadre
benissimo a vivere con lui e sua madre...

Grazie per l'attenzione
alberto
2007-12-05 13:57:49 UTC
Post by a***@yahoo.it
Buongiorno a tutti.
Vi racconto brevemente la mia situazione.
Sono una ragazza convivente da 3 anni con il mio compagno nella casa
che abbiamo comprato insieme, abbiamo un figlio di 4 anni e lavoriamo
entrambe.
Ora abbiamo deciso di separarci, o meglio, lui ha deciso di "farmi la
guarra", ma non ne vuole sapere di andarsene finche' non avra' meta'
della sua casa.
Io non ce la faccio piu' e vorrei che ci separassimo quanto prima, ma
se vendiamo casa dove andiamo e io e nostro figlio?
non potete separarvi perche' non vi siete mai uniti. Esisteva apposta il
matrimonio per tutele economiche maggiori, ma evidentemente avete
preferito non usarlo.
Comunque lui e' tenuto a contribuire al mantenimento del figlio,
che e' anche suo (ed essendo anche suo puo' comunque chiederne
l'affidamento...)

alberto
Ellesse®
2007-12-05 14:57:21 UTC
Post by alberto
non potete separarvi perche' non vi siete mai uniti. Esisteva apposta il
matrimonio per tutele economiche maggiori, ma evidentemente avete
preferito non usarlo.
Comunque lui e' tenuto a contribuire al mantenimento del figlio,
che e' anche suo (ed essendo anche suo puo' comunque chiederne
l'affidamento...)
Pensandoci, direi che, allo stato, il padre, quanto alla potestà e al suo
esercizio, è esattamente nella spessa posizione della madre - e così sarebbe
anche in ipotesi di ricorso al Tribunale per i Minorenni competente
territorialmente, salvo dimostrato pregiudizio, atteso il regime legale
*condiviso*.
Ciao
Ellesse
royflinker
2007-12-06 08:53:19 UTC
Il Wed, 5 Dec 2007 14:57:49 +0100, "alberto"
Post by alberto
Post by a***@yahoo.it
Buongiorno a tutti.
Vi racconto brevemente la mia situazione.
Sono una ragazza convivente da 3 anni con il mio compagno nella casa
che abbiamo comprato insieme, abbiamo un figlio di 4 anni e lavoriamo
entrambe.
Ora abbiamo deciso di separarci, o meglio, lui ha deciso di "farmi la
guarra", ma non ne vuole sapere di andarsene finche' non avra' meta'
della sua casa.
Io non ce la faccio piu' e vorrei che ci separassimo quanto prima, ma
se vendiamo casa dove andiamo e io e nostro figlio?
non potete separarvi perche' non vi siete mai uniti.
Qualcosa sta cambiando:
LA CORTE D'APPELLO RICONOSCE PER LA PRIMA VOLTA A GENITORI NON
CONIUGATI IL DIRITTO ALLA SEPARAZIONE CONSENSUALE
Per la prima volta La Corte d'Appello di Roma riconosce alle coppie di
fatto con figli minori il diritto ad ottenere l'omologazione della
separazione consensuale: un diritto non previsto dalla legge fino ad
ora perché rifiutato dalla giurisprudenza dei Tribunali.
Ora i giudici hanno stabilito che:
"L' Autorità giudiziaria non può sottrarsi ad una richiesta
concordemente presentata dai genitori naturali in quanto risponde
all'esigenza di tutela dell'interesse dei minori, alla quale il
giudice non può esimersi dal valutare una volta che sia sottoposto al
suo esame".

Va ricordata la recente sentenza della Cassazione (n.8362 del 2007)
con cui è stata riconosciuta la competenza del Tribunale per i minori
ad adottare tutti i provvedimenti, sia in tema di affidamento ed
esercizio della potestà, sia in tema di mantenimento, relativa ai
figli naturali.

"E' una sentenza molto importante"- interviene il Presidente di
Primoconsumo l'Avv.Marco Polizzi- "è giusto che un giudice prenda atto
nelle sue decisioni della situazione reale della famiglia italiana,
ormai le coppie di fatto con figli sono una realtà che ha incidenza
sociale".

-Aggiunge poi il Presidente-: "Se i genitori hanno trovato un accordo
per come gestire il futuro dei figli, ha fatto bene il giudice a
ratificarlo nell'interesse del minore. Questo è un passo avanti verso
l'applicazione della normativa europea a tutela della
famiglia".(27/07/2007-ITL/ITNET)


roy
rodolfo
2007-12-05 16:42:41 UTC
Post by a***@yahoo.it
Buongiorno a tutti.
Vi racconto brevemente la mia situazione.
Sono una ragazza convivente da 3 anni con il mio compagno nella casa
che abbiamo comprato insieme, abbiamo un figlio di 4 anni e lavoriamo
entrambe.
Ora abbiamo deciso di separarci, o meglio, lui ha deciso di "farmi la
guarra", ma non ne vuole sapere di andarsene finche' non avra' meta'
della sua casa.
Io non ce la faccio piu' e vorrei che ci separassimo quanto prima, ma
se vendiamo casa dove andiamo e io e nostro figlio?
Non mi posso permettere di comparare la casa in cui viviamo, infatti
e'al 90% della banca e la cifra che vuole il mio compagno e' oltre le
mie possibilita' (e forse anche un po' oltre il valore di mercato...).
solo per quanto riguarda questo problema: lui vorrebbe la metà di quel 10%
che avete già pagato?
E sa che se tu glielo dessi lui comunque sarebbe obbligato a pagare il
rimanete mutuo insieme a te?
Dubito che la banca sia disposta a trasferire il mutuo a te soltanto se non
ritiene che tu possa pagarlo col tuo stipendio.
ciao
rodolfo
edi'®
2007-12-05 16:53:53 UTC
Post by a***@yahoo.it
Stiamo parlando di un normale trilocale di circa 90/100 mq
[...]
Io potrei permettermi qsa di piu' piccolo, e se fossi sola mi
andrebbe anche bene, ma con un figlio ...
Beh, un trilocale da 100 mq non sono certo il minimo sindacale.
Per vivere da sola con un bimbo, un bilocale da 50-60 mq mi
pare che possa essere più che sufficiente.
Post by a***@yahoo.it
ma e' possibile che visto
che le esigenze non sono solo le mie ma anche quelle di ns figlio
lui non abbia l'obbligo di contribuire in qualche modo?
Certo, ha l'obbligo di contribuire al mantenimento del figlio.
Ciò non significa, però, che deve donarti metà appartamento...
Post by a***@yahoo.it
A sentire lui il problema non sussiste, ns figlio puo' anadre
benissimo a vivere con lui e sua madre...
Siete genitori entrambi, dovrete accordarvi sull'affidamento del
bimbo e su tante altre questioni. Se non ci riuscite, ci dovrà
pensare il giudice.

edi'®
royflinker
2007-12-06 10:12:10 UTC
Post by a***@yahoo.it
Buongiorno a tutti.
Vi racconto brevemente la mia situazione.
Sono una ragazza convivente da 3 anni con il mio compagno nella casa
che abbiamo comprato insieme, abbiamo un figlio di 4 anni e lavoriamo
entrambe.
Ora abbiamo deciso di separarci, o meglio, lui ha deciso di "farmi la
guarra", ma non ne vuole sapere di andarsene finche' non avra' meta'
della sua casa.
Vai da un avvocato e fai ricorso al tribunale dei Minorenni per
l'affidamento condiviso di tuo figlio, almeno come prima ipotesi, se
peggiora il comportamento di lui potrai proporre l'affidamento
esclusivo.
Devi preparare con l'avvocato una proposta di accordo.
Il padre dovrà corrispondere un contributo per la cura, educazione ed
istruzione del bimbo. Il giudice verificherà i vs redditi e il tempo
che dedicherete a lui (ad esempio preparare il pranzo o la cena,
accompagnarlo...), poi deciderà se approvare gli importi.
Vista la vs sistuazione economica dovrete per il momento essere
separati in casa, (la soluzione di una stanza per ciasuno non e'
male). Questo non significa che lui possa minacciarti, o provocare
continue discussioni o metterti contro tuo figlio (ovvio non puoi
farlo neanche tu, neanche sotto forma di piccole provocazioni
quotidiane). Tranquillità massima, anche sotto l'aspetto di partner,
aspiranti tali, amici affettuosi o si incasina tutto.
Un buon avvocato matrimonialista ti aiuterà a gestire il tutto.
Ciao

roy
Post by a***@yahoo.it
Io non ce la faccio piu' e vorrei che ci separassimo quanto prima, ma
se vendiamo casa dove andiamo e io e nostro figlio?
Non mi posso permettere di comparare la casa in cui viviamo, infatti
e'al 90% della banca e la cifra che vuole il mio compagno e' oltre le
mie possibilita' (e forse anche un po' oltre il valore di mercato...).
Stiamo parlando di un normale trilocale di circa 90/100 mq in
provincia, ma con un solo stipendio sapete benissimo che non si
puo'...
Io potrei permettermi qsa di piu' piccolo, e se fossi sola mi
andreabbe anche bene, ma con un figlio ... ma e' possibile che visto
che le esigenze non sono solo le mie ma anche quelle di ns figlio lui
non abbia l'obbligo di contribuire in qualche modo?
A sentire lui il problema non sussiste, ns figlio puo' anadre
benissimo a vivere con lui e sua madre...
Grazie per l'attenzione
Ellesse®
2007-12-06 19:01:02 UTC
cut
Post by royflinker
Vai da un avvocato e fai ricorso al tribunale dei Minorenni per
l'affidamento condiviso di tuo figlio, almeno come prima ipotesi, se
peggiora il comportamento di lui potrai proporre l'affidamento
esclusivo.
Devi preparare con l'avvocato una proposta di accordo.
Il padre dovrà corrispondere un contributo per la cura, educazione ed
istruzione del bimbo. Il giudice verificherà i vs redditi e il tempo
che dedicherete a lui (ad esempio preparare il pranzo o la cena,
accompagnarlo...), poi deciderà se approvare gli importi.
al tempo: non è così scontato che il TM possa provvedere in punto di
contribuzioni economiche, attraendo tale decisione in quella di natura
personale: non è questa la sede per una disamina approfondita, ma l'antica
diade TM - Tribunale ordinario (senza intervento PM, almeno stando anche a
recentissime ordinanze) per affidamento - non è contraddetta;
peraltro, perché non tentare un accordo "privato" che, benché non cogente
come quello scaturente/consacrato dall'A.G., ha già una valenza
programmatica e morale, e solo in difetto di adempimento, si andrà allora
innanzi al/ai giudice/i?
Non poche volte funziona, il ricorso al Tribunale si riesce a evitare anche
in casi inizialmente ardui, magari con l'affiancamento di altre
professionalità, se necessario.
Ave
Ellesse
royflinker
2007-12-07 07:59:38 UTC
Post by Ellesse®
cut
Post by royflinker
Vai da un avvocato e fai ricorso al tribunale dei Minorenni per
l'affidamento condiviso di tuo figlio, almeno come prima ipotesi, se
peggiora il comportamento di lui potrai proporre l'affidamento
esclusivo.
Devi preparare con l'avvocato una proposta di accordo.
Il padre dovrà corrispondere un contributo per la cura, educazione ed
istruzione del bimbo. Il giudice verificherà i vs redditi e il tempo
che dedicherete a lui (ad esempio preparare il pranzo o la cena,
accompagnarlo...), poi deciderà se approvare gli importi.
al tempo: non è così scontato che il TM possa provvedere in punto di
contribuzioni economiche, attraendo tale decisione in quella di natura
personale: non è questa la sede per una disamina approfondita, ma l'antica
diade TM - Tribunale ordinario (senza intervento PM, almeno stando anche a
recentissime ordinanze) per affidamento - non è contraddetta;
Insisto:

L. 54/06

art. 4/2 "Le disposizioni della presente legge si applicano anche in
caso di ... procedimenti relativi ai figli di genitori non coniugati."

Nello specifico rileva l'art. 1 della legge 54/06 che ha novellato
l'art. 155 c.c.

"Art. 155. – (Provvedimenti riguardo ai figli). Anche in caso di
separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di
mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi,
di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare
rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun
ramo genitoriale.

Per realizzare la finalità indicata dal primo comma, il giudice
che pronuncia la separazione personale dei coniugi adotta i
provvedimenti relativi alla prole con esclusivo riferimento
all’interesse morale e materiale di essa. Valuta prioritariamente la
possibilità che i figli minori restino affidati a entrambi i genitori
oppure stabilisce a quale di essi i figli sono affidati, determina i
tempi e le modalità della loro presenza presso ciascun genitore,
fissando altresì la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve
contribuire al mantenimento, alla cura, all’istruzione e
all’educazione dei figli. Prende atto, se non contrari all’interesse
dei figli, degli accordi intervenuti tra i genitori. Adotta ogni altro
provvedimento relativo alla prole.
La potestà genitoriale è esercitata da entrambi i genitori. Le
decisioni di maggiore interesse per i figli relative all’istruzione,
all’educazione e alla salute sono assunte di comune accordo tenendo
conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni
dei figli. In caso di disaccordo la decisione è rimessa al giudice.
Limitatamente alle decisioni su questioni di ordinaria
amministrazione, il giudice può stabilire che i genitori esercitino la
potestà separatamente.
Salvo accordi diversi liberamente sottoscritti dalle parti,
ciascuno dei genitori provvede al mantenimento dei figli in misura
proporzionale al proprio reddito; il giudice stabilisce, ove
necessario, la corresponsione di un assegno periodico al fine di
realizzare il principio di proporzionalità, da determinare
considerando:

1) le attuali esigenze del figlio;

2) il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di
convivenza con entrambi i genitori;
3) i tempi di permanenza presso ciascun genitore;
4) le risorse economiche di entrambi i genitori;
5) la valenza economica dei compiti domestici e di cura
assunti da ciascun genitore.

L’assegno è automaticamente adeguato agli indici ISTAT in difetto
di altro parametro indicato dalle parti o dal giudice.

Ove le informazioni di carattere economico fornite dai genitori
non risultino sufficientemente documentate, il giudice dispone un
accertamento della polizia tributaria sui redditi e sui beni oggetto
della contestazione, anche se intestati a soggetti diversi»."

Per mesi dottrina e giurisprudenza hanno dibattuto su quale organo
giudiziario, Tribunale ordinario e dei minori, dovesse applicare le
disposizioni della l. 54/2006 in relazione ai provvedimenti circa i
genitori non separati. (vedi ad esempio
http://www.sarannonotai.it/aggiornamento/comm_l_54_06.htm)

La Corte di Cassazione ha pero' dato una risposta definitiva:

"Potestà dei genitori - Provvedimenti - Tribunale per i minorenni -
Legge n. 54 del 2006 sull'affidamento condiviso

La legge 8 febbraio 2006, n. 54 sull'esercizio della potestà in caso
di crisi della coppia genitoriale e sull'affidamento condiviso,
applicabile anche ai procedimenti relativi ai figli di genitori non
coniugati, ha corrispondentemente riplasmato l'art. 317 bis c.c., il
quale, innovato nel suo contenuto precettivo, continua tuttavia a
rappresentare lo statuto normativo della potestà del genitore naturale
e dell'affidamento del figlio nella crisi dell'unione di fatto, sicché
la competenza ad adottare i provvedimenti nell'interesse del figlio
naturale spetta al tribunale per i minorenni, in forza dell'art. 38,
primo comma, disp. att. c.c., in parte qua non abrogato, neppure
tacitamente, dalla novella. La contestualità delle misure relative
all'esercizio della potestà e all'affidamento del figlio, da un lato,
e di quelle economiche inerenti al loro mantenimento, dall'altro,
prefigurata dai novellati artt. 155 e ss. c.c., ha peraltro
determinato - in sintonia con l'esigenza di evitare che i minori
ricevano dall'ordinamento un trattamento diseguale a seconda che siano
nati da genitori coniugati oppure da genitori non coniugati, oltre che
di escludere soluzioni interpretative che comportino un sacrificio del
principio di concentrazione delle tutele, che è aspetto centrale della
ragionevole durata del processo - una attrazione, in capo allo stesso
giudice specializzato, della competenza a provvedere, altresì, sulla
misura e sul modo con cui ciascuno dei genitori naturali deve
contribuire al mantenimento del figlio.


*Cass. civ., sez. I, 3 aprile 2007, n. 8362 Ric. Falchi - c. Marongiu.
(L, 8 febbraio 2006, n. 54, art. 4; cc, art. 155; att cpc, art. 38;
Cost, art. 111). [RV595912]"
Post by Ellesse®
peraltro, perché non tentare un accordo "privato" che, benché non cogente
come quello scaturente/consacrato dall'A.G., ha già una valenza
programmatica e morale, e solo in difetto di adempimento, si andrà allora
innanzi al/ai giudice/i?
Sono d'accordo con te, ma suggerirei che l'accordo fosse comunque
fatto con l'assistenza di due avvocati (o anche di uno solo se gode
della fiducia di entrambi). Troppo spesso in sede di consensuale si
vedono accordi che poi non reggono all'urto dei tempi.
So ad esempio di formulari standard per separazioni consensuali che
vengono forniti da associazioni varie a pagamento, non so se alla
presenza di un avvocato o di un mediatore famialiare. (se me ne capita
uno lo posto).
Post by Ellesse®
Non poche volte funziona, il ricorso al Tribunale si riesce a evitare anche
in casi inizialmente ardui, magari con l'affiancamento di altre
professionalità, se necessario.
Come sai ho poca esperienza ma non credo che altre professionalità
siano utili in caso di separazioni. Mi dicono che e' molto diffilicile
che il presidente del tribunale riesca in un tentativo dei
conciliazione, cosi' come illusorio il pensare che un mediatore
famialiare abbia le competenze per sciogliere i nodi di una
spearazione. In questo rivendico il ruolo fondamentale del'avvocato.

ciao

roy
Ellesse®
2007-12-07 11:49:28 UTC
..[cut]..
fino alla prossima.. però, battute a parte, non stiamo dicendo cose
diverse/incompatibili;
è vero, ma avevo scritto
prospettando scenari possibili, non in via assoluta; lo spartiacque era già
stato delineato dal Tribunale per i minorenni di Milano (però non
dimentichiamoci che Milano, con il c.d. rito ambrosiano, ha sempre avuto
prassi autonome) con decreto del maggio 2006, in cui aveva declinata la
propria competenza;
ma vi sono vari distinguo, ad esempio chi ha riconosciuto il minore, presso
chi già convive, etc;
infatti l' 317 bis c.c. resta comunque in vigore per le ipotesi di unico
riconoscimento, per
quelle di convivenza dei genitori che abbiano entrambi riconosciuto, ovvero
per i
casi in cui, pur in assenza di convivenza, i genitori non adiscano
l'autorità
per
richiedere la regolamentazione dell'esercizio della potestà. Per questo
l'art.
38 disp.
att. c.c. non è stato opportunamente espressamente abrogato.
Post by royflinker
Post by Ellesse®
peraltro, perché non tentare un accordo "privato" che, benché non cogente
come quello scaturente/consacrato dall'A.G., ha già una valenza
programmatica e morale, e solo in difetto di adempimento, si andrà allora
innanzi al/ai giudice/i?
Sono d'accordo con te, ma suggerirei che l'accordo fosse comunque
fatto con l'assistenza di due avvocati (o anche di uno solo se gode
della fiducia di entrambi).
perfetto, io di solito opero intal modo, in effetti
Post by royflinker
Post by Ellesse®
Non poche volte funziona, il ricorso al Tribunale si riesce a evitare anche
in casi inizialmente ardui, magari con l'affiancamento di altre
professionalità, se necessario.
Come sai ho poca esperienza ma non credo che altre professionalità
siano utili in caso di separazioni. Mi dicono che e' molto diffilicile
che il presidente del tribunale riesca in un tentativo dei
conciliazione, cosi' come illusorio il pensare che un mediatore
famialiare abbia le competenze per sciogliere i nodi di una
spearazione. In questo rivendico il ruolo fondamentale del'avvocato.
su questo dissento per esperienza più che decennale, credimi, sono ruoli che
possono essere determinanti nella gestione dei conflitti (e alludo non alla
terapia tesa alla riconciliazione, ma alla creazione di protocolli per la
gestione civile della genitorialità post separazione); non a casa la
fondamentale novella ha statuito ciò che, proprio a Milano, ma anche in
altre sezioni famiglia, già si faceva (155-sexies, secondo comma).
E ciò non sminuisce il legale, anzi.
Ave
Ellesse
Ellesse®
2007-12-07 10:42:55 UTC
fino alla prossima.. però, battute a parte, è vero, ma avevo scritto
prospettando secnari possibili, non in via assoluta; lo spartiacque era già
stato delineato dal Tribunale per i minorenni di Milano (però non
dimentichiamoci che Milano, con il c.d. rito ambrosiano, ha sempre avuto
prassi autonome) con decreto del maggio 2006, inc ui aveva declinata la
propria competenza;
ma vi sono vari distinguo, ad esempio chi ha riconosciuto il minore, presso
chi già convive, etc;
infatti l' 317 bis c.c. resta comunque in vigore per le ipotesi di unico
riconoscimento, per
quelle di convivenza dei genitori che abbiano entrambi riconosciuto, ovvero
per i
casi in cui, pur in assenza di convivenza, i genitori non adiscano l'autorità
per
richiedere la regolamentazione dell'esercizio della potestà. Per questo l'art.
38 disp.
att. c.c. non è stato opportunamente espressamente abrogato.
Post by royflinker
Post by Ellesse®
peraltro, perché non tentare un accordo "privato" che, benché non cogente
come quello scaturente/consacrato dall'A.G., ha già una valenza
programmatica e morale, e solo in difetto di adempimento, si andrà allora
innanzi al/ai giudice/i?
Sono d'accordo con te, ma suggerirei che l'accordo fosse comunque
fatto con l'assistenza di due avvocati (o anche di uno solo se gode
della fiducia di entrambi).
perfetto, io di solito opero intal modo, in effetti
Post by royflinker
Post by Ellesse®
Non poche volte funziona, il ricorso al Tribunale si riesce a evitare anche
in casi inizialmente ardui, magari con l'affiancamento di altre
professionalità, se necessario.
Come sai ho poca esperienza ma non credo che altre professionalità
siano utili in caso di separazioni. Mi dicono che e' molto diffilicile
che il presidente del tribunale riesca in un tentativo dei
conciliazione, cosi' come illusorio il pensare che un mediatore
famialiare abbia le competenze per sciogliere i nodi di una
spearazione. In questo rivendico il ruolo fondamentale del'avvocato.
su questo dissento per esperienza più che decennale, credimi, sono ruoli che
possono essere determinanti nella gestione dei conflitti (e alludo non alla
terapia tesa alla riconciliazione, ma alla creazione di protocolli per la
gestione civile della genitorialità post separazione); non a casa la
fondamentale novella ha statuito ciò che, proprio a Milano, ma anche in
altre sezioni famiglia, già si faceva (155-sexies, secondo comma).
E ciò non sminuisce il legale, anzi.
Ave
Ellesse